Visualizzazione post con etichetta Musica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Musica. Mostra tutti i post

domenica 4 marzo 2012

Caro amico ti scrivo, e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.

Ciao Lucio,
oggi il tuo funerale. A uno come te, che ti sei sempre divertito a giocare con la vita e a prenderla per la coda tanto un giorno dovrà finire, sembrerà normale, ma per me c’è un fondo di ironia… 4 Marzo 1943, tutti sanno quando sei nato… e adesso, 4 Marzo 2012, trentamila persone festeggeranno il tuo compleanno, nella tua Piazza Grande, piangendo la scomparsa di un amico, uno strano amico… un vizioso delle parole, un Re Mida della musica, tutto con te diventava musica e poesia.
Come scordare il giostraio zingaro, Sonni Boi che arriva al parco della luna con i cavalli di legno e la sua donna Fortuna…
Sonni Boi ha disegnato sulle braccia la mappa delle stelle.
Di notte va a caccia e con il cavallo raccoglie chi si è perduto.
Anch'io quante volte da bambino ho chiesto aiuto
quante volte da solo mi sono perduto
quante volte ho pianto e sono caduto
guardando le stelle ho chiesto di capire
come entrare nel mondo dei grandi senza paura, paura di morire.
Come uno zingaro seduto su un muro gli occhi nel cielo puntati sul futuro
Dei suoi mille figli non ricorda un viso ne ha avuto uno per coltello
ha fatto un figlio per ogni nemico ucciso.
Sonni Boi non è cattivo ha perfino sorriso guardando
Fortuna accarezzandole il viso.
Li ho visti abbracciarsi come bimbi nel parco della luna

Come non sognare sulle parole di Cara…
Quanti capelli che hai, non si riesce a contare
sposta la bottiglia e lasciami guardare
se di tanti capelli, ci si può fidare.
Conosco un posto nel mio cuore
dove tira sempre il vento
per i tuoi pochi anni e per i miei che sono cento
non c'è niente da capire, basta sedersi ed ascoltare.
Perché ho scritto una canzone per ogni pentimento
e debbo stare attento a non cadere nel vino
o finir dentro ai tuoi occhi, se mi vieni più vicino.........

Come non dedicare al mio amore Stella di mare…
che le stelle della notte fossero ai tuoi piedi
che potessi essere meglio di quello che vedi
avessi qualcosa da regalarti
e se non ti avessi uscirei fuori a comprarti
stella di mare tra le lenzuola la nostra barca
non naviga vola, vola, vola!

Come non sentire colonna sonora di un proprio fallimento Mambo…
cosa faccio nudo per strada mentre piove
e c'è di più, non dormo da una settimana,
per quel cuore di puttana
sono andato al cinema e mi han mandato via
perché piangevo forte e mangiavo la sua fotografia
e tu, e tu
datemi un coltello, un coltello per favore
dov'è quel cuore marziano
se ne è andata sbattendo la porta e avevo in mezzo la mano
dov'è la diva del muto
è una minaccia per tutti il suo cuore, il suo cuore ad imbuto
dov'è, dov'è, dov'è
scende dal tram e si avvicina e fa due passi di Mambo
si sente molto furba e carina dice:
con te non ci rimango
io col cuore in cantina, ma sono un uomo e dico: vattene via
leva il tuo sorriso dalla strada e fai passare la mia malinconia
e porta via gli stracci, i tuoi fianchi e quella faccia da mambo
e quella falsa allegria per trasformare in sorriso anche l'ultimo pianto

Potrei continuare per giorni a cantare i testi delle tue canzoni, quelle che sono state compagne delle mie emozioni e dei miei sentimenti per tutta la vita… ma non credo di averne bisogno, come non ho bisogno di dirti addio, continuerai ad essere parte di me, di quello che sono e di quello che sarò.
Ciao fratello… e come dici tu, è eterno anche un minuto, ogni bacio ricevuto dalla gente che ho amato.
Il mio Lucio Dalla:
-          Stella di mare
-          Cara
-          Il Parco della Luna
-          La sera dei miracoli
-          Mambo
-          Balla balla ballerino
-          Meri Luis
-          Siamo dei
-          Futura
-          Cosa sarà
-          L’ultima luna
-          Tango
-          Piazze Grande
-          L'anno che verrà
-          Caruso
-          Anna e Marco
-          Se io fossi un angelo
-          Soli io e te

-         4/3/1943
-          Henna
-          Ayrton
-          Disperato erotico stomp

... e troppe altre!

martedì 8 novembre 2011

This must be the place (2011)

Scritto e diretto da Paolo Sorrentino.
con: Sean Penn, Judd Hirsch, Kerry Condon, Eve Hewson, Harry Dean Stanton, Frances McDormand.
 
Sean Penn nei panni di Cheyenne
Cheyenne è una rock star, celebre negli anni ottanta come leader del gruppo musicale Cheyenne & The Fellows, che nonostante si sia ormai ritirato dalle scene si veste e si trucca come quando saliva sul palco, ricordando sicuramente Robert Smith dei The Cure, con il look black, capelli cotonati, occhi truccati, rossetto fissato a lungo con un velo di cipria, smalto e Dr. Martens ai piedi. Io comunque ci ho rivisto anche un po’ di Ozzy e, parecchio, Johnny Depp in Edward Mani di Forbice.


Robert Smith frontman dei The Cure
 Con un preambolo del genere la colonna sonora appare molto importante e Sorrentino paga dazio ad una sua passione, i Talking Heads. This must be the place (http://youtu.be/Pekng82ME48) è il titolo di un loro pezzo contenuto in “Speaking in Tongues” del 1983 e David Byrne, oltre a curare la colonna sonora del film insieme al cantautore, per me sconosciuto, Will Oldham, interpreta il ruolo di se stesso nel film.
A me è piaciuta un sacco Lay & Love  dei The Pieces Of Shit (http://youtu.be/9Zg6svDmc6o), band fittizia con brani cantati da Michael Brunnock (ragazzo trovato su MySpace) e scritti dai due artisti.


Eve Hewson

In quanto a spunti musicali, poi, Sorrentino ha voluto abbondare, nel cast troviamo anche Eve Hewson, figlia di Bono Vox degli U2, nel ruolo di una gothic punk fan di Cheyenne a cui è scomparso misteriosamente un fratello.
Ma torniamo al film. Si articola in due fasi.
La prima statica, nella statica Dublino con un Cheyenne fermo nel suo esilio volontario in un piccolo mondo bloccato in un lutto strisciante, legato al fallimento del suo mondo di musica, senza arte, che nonostante tutto lo ha portato ad essere idolatrato ed ascoltato in contenuti che hanno portato solo alla depressione e alla distruzione di alcune vite di giovani deboli. Anche l’emergere di questo aspetto nella depressione e nell’ansia intrisa in Cheyenne, lo vedo come uno scotto da pagare alla francamente inutile esaltazione della contrapposta vena artistica di Bryne. A me lo spettacolo a cui assiste mentre piange il padre (non al suo capezzale ne al cimitero, ma in un locale mentre assiste ad un concerto!!!) in cui Bryne fa sollevare una scenografia mentre canta la canzone fulcro del film ha fatto solo ridere e messo un po’ di tristezza.
La vena artistica di Bryne
La spinta a superare ed a liberarsi della propria immagine viene data a Cheyenne dalla morte del padre, persona che si è rifiutato di conoscere perché aveva deciso in adolescenza che non lui gli voleva bene. La presa coscienza della vita del padre, ruolo che lui ormai non potrà più interpretare, e della sua perseveranza a vendicarsi di una umiliazione subita da un ufficiale nazista, aprono la rock star ad un viaggio introspettivo che lo porterà a diventare finalmente uomo e forse ad una accettazione del suo passato e delle proprie follie.
Si apre cosi la seconda fase, quella del movimento, quella della grande America, quella in cui si passa dal mondo fittizio della musica  a quello definitivo della Storia.  Cheyenne naviga verso New York (ha preferito vedere il padre già morto piuttosto che sfidare la paura del volo, proprio come un bambino, mentre al ritorno prende un aereo fumando una sigaretta, altra cosa di cui non aveva mai avuto necessità, proprio come i bambini) e inizia la ricerca del nazista, che il padre non ha mai portato a termine, e con una astuzia e preparazione che ancora adesso, a sipario calato, non riesco proprio a cucirgli addosso poiché in netto contrasto con i lineamenti costruiti sul suo personaggio, come fedeltà coniugale, altruismo, generosità e spontaneità, riesce ad avere successo, circuendo un amico facoltoso per farsi prestare il preziosissimo Pick-up, una vecchia insegnante di storia, moglie del nazista, e sua nipote, facendola innamorare.
Anche se sono impeccabili la fotografia di Bigazzi e la sceneggiatura di Sorrentino con dialoghi e perle di saggezza meravigliosi, qualcosa mi ha disturbato come dice spesso Cheyenne, ma differenza sua, ho capito cosa, la trama e la leggerezza delle troppe tematiche affrontate all’acqua di rose.
Seguiamo uno straccio di Olocausto, ma come il protagonista, Sorrentino sembra ammettere di non saperne poi molto, accenniamo appena altri temi su sfondo razziale, come quello degli indiani d’America, ridotti in silenzio nelle loro riserve sulle Montagne rocciose (ricordiamo il passaggio sul Pick-up al distinto e silenzioso signore indiano che scende di corsa e si addentra nella riserva… a proposito il furgone si chiama Big Horn, vi dice niente!) e addirittura penso di vedere nella scena del bisonte una rappresentazione della capacità dell’uomo di nuocere avendone provocato l’estinzione.
Insomma, un sacco di spunti anche interessanti (abbiamo addirittura conosciuto l’inventore del Trolley!!!), un sacco di riflessioni (l’innocenza della nipote del nazista, l’armaiolo filosofo che spiega il legame fra assassinio e impunità, la vendetta umanamente condivisibile unica capace di redimere un’umiliazione) trattate però in maniera discontinua e poco approfondita. Un potpourri di argomenti, trattati in ascensore o in un fast food, divertente ma un po’ deludente vista la presunta fama di opera d’arte.
Cheyenne e il suo trolley, la sua "coperta di Linus"
Poi, va bene che non sono un esperto, ma ho dovuto ragionarci molto uscito dalla proiezione per avere risposte a molte domande a cui non mi sembrava di aver avuto risposta.
Adesso che ci penso, una ancora mi è rimasta… mentre lui si sbronza a Jägermeister, un flash di regia ci fa vedere la moglie correre incontro a qualcuno che pare essere ritornato, ma chi? Il fratello della fan? Ma se la madre nelle ultime scene del film è ancora li alla finestra ad aspettarlo? Chi mi da’ una mano? (Scena finale http://youtu.be/-j8ggBWBx-M)
In chiusura la colonna sonora:
1.            Gavin Friday - Lord I'm Coming
2.            The Pieces Of Shit - Lay & Love
3.            The Pieces Of Shit - Open Up
4.            Mantovani & His Orchestra - Charmaine
5.            Daniel Hope, Simon Mulligan - Spiegel Im Spiegel
6.            Trevor Greene - This Must Be The Place (Naive Melody)
7.            David Byrne - This Must Be The Place (Naive Melody) (Live)
8.            Julia Kent - Gardermoen
9.            Jonsi & Alex - Happiness
10.          The Pieces Of Shit - Eliza
11.          Iggy Pop - The Passenger
12.          The Pieces Of Shit - You Can Like It
13.          Brooklyn Rider Achille's Heel - Second Bounce
14.          The Pieces Of Shit - If It Falls It Falls 
15.          Gloria - This Must Be The Place (Naive Melody) 
16.          Nino Bruno e Le 8 Tracce - Every Single Moment In My Life Is A Weary Wait
17.          The Pieces Of Shit - The Sword Is Yours

martedì 1 novembre 2011

Dedicata...

a noi che la mattina abbiamo bisogno di una danza maori per iniziare la giornata con un po' di grinta
a noi che ci vestiamo di nero per rispetto alla nostra sconfitta, non a quella dell'avversario come fanno gli All Blacks
a noi che aspettiamo che la musica tiri il filo giusto della marionetta che siamo diventati in balia di troppi padroni
a noi che viviamo il presente non vedendo l’ora che finisca, crediamo che il passato non conti e che il futuro... beh, godiamoci il presente perché c’è ben poco da sperare
a noi che ci sentiamo la somma di scelte sbagliate consapevoli che le lezioni si imparano sempre a posteriori, quindi non aiutino, e che crediamo che l’esperienza non è ciò che accade ad un uomo, ma ciò che ne fa di ciò che gli accade (Aldous Leonard Huxley dal film “A Single man “di Tom Ford)
a noi che ogni volta che troviamo qualcuno che ci ama vorremo cantargli alla Jim Morrison "Love me two times", ami per oggi e per domani, perché domani io non ci sarò, me ne sto andando, in guerra, con me stesso e con il mio carattere
a noi che ogni volta che investiamo su qualcuno ci troviamo riversi sull’asfalto ed è sempre più difficile rialzarsi, magari con in testa l’unico ritornello di “Karma Police” dei Radiohead che ci ricordiamo «… I lost myself… I lost myself… I lost myself…»
… e per te, che con il tuo passato troppo presente, che con i tuoi stupidi eccessi alla ricerca di considerazione e sicurezza che da solo non riesci a darti, non sei mai riuscito veramente a credere in…

Tempi Come Questi

Sono un'autostrada a una sola corsia
Sono quello che se ne va,
ma poi ti segue fino a casa
Sono un lampione che illumina
Sono una luce selvaggia che ti acceca col suo bagliore
e che brucia solitaria

E' in tempi come questi che impari a vivere di nuovo
E' in tempi come questi che dai e dai ancora
E' in tempi come questi che impari ad amare di nuovo
E' in tempi come questi che hai tempo ed altro tempo

Sono un nuovo giorno che nasce
Sono un cielo nuovissimo
a cui appendere le stelle stanotte
Sono indeciso,
rimango o me ne vado
e mi lascio tutto alle spalle?

E' in tempi come questi che impari a vivere di nuovo
E' in tempi come questi che dai e dai ancora
E' in tempi come questi che impari ad amare di nuovo
E' in tempi come questi che hai tempo ed altro tempo

sabato 18 dicembre 2010

Simple Man (Lynyrd Skynyrd)

Questa è una delle canzoni a cui sono più legato. A me piace nella versione di Warren Haynes,
voce dei Gov't Mule e per lungo tempo uno degli Allman Brothers.

Con un testo così c'è poco da commentare:

Mama told me when I was young                     Mia madre mi disse quando ero piccolo:
Come sit beside me, my only son                    Vieni, siediti vicino a me, mio unico figlio
And listen closely to what I say.                      E ascolta attentamente ciò che ti dico.
And if you do this                                           E se lo farai,
It will help you some sunny day.                     questo ti aiuterà In un giorno di sole
Take your time... Don't live too fast,                 Prendi il tuo tempo… Non vivere troppo di fretta,
Troubles will come and they will pass.              I problemi arriveranno e poi se ne andranno.
Go find a woman and you'll find love,                Và, trova una donna e troverai l'amore,
And don't forget son,                                       E non dimenticare, figlio,
There is someone up above.                            Lassù c'è qualcuno

And be a simple kind of man.                          E sii un uomo semplice
Be something you love and understand.           Sii qualcosa che tu ami e capisci
Be a simple kind of man.                                Sii un uomo semplice
Won't you do this for me son,                          Lo farai per me figlio,
If you can?                                                     se puoi?

Forget your lust for the rich man's gold             Dimentica la brama di oro dell'uomo ricco
All that you need is in your soul,                      Tutto ciò di cui hai bisogno è nella tua anima,
And you can do this if you try.                         E puoi farcela se ci provi
All that I want for you my son,                         Tutto ciò che desidero per te, figlio mio,
Is to be satisfied.                                            E' di essere soddisfatto

Boy, don't you worry... you'll find yourself.        Ragazzo, non preoccuparti... troverai te stesso.
Follow you heart and nothing else.                   Segui il tuo cuore e nient'altro.
And you can do this if you try.                         E puoi farcela se ci provi.
All I want for you my son,                                Tutto ciò che desidero per te, figlio mio,
Is to be satisfied.                                            E' di essere soddisfatto.


Magari avessi avuto o, meglio, mi ricordassi tutti i giorni insegnamenti del genere!

mercoledì 1 dicembre 2010

Un addio

Immagini sulla musica degli Ex.Wave
Sono rimasto qui non so quanto, sotto casa tua, in macchina, non avevo la forza di ripartire, come se continuare ad aspettare volesse dire strappare ancora qualche momento della nostra storia.
Ho aspettato, ad occhi chiusi, con la testa piegata in avanti e le mani giunte, portandomi spesso le dita sugli occhi come a voler scongiurare le lacrime.
Ho aspettato di sentire nuovamente la porta della macchina sbattere, il cancello e il portone chiudersi. Tre suoni, come quelli di un arbitro impietoso che mette fine alla mia sconfitta.
Ho aspettato, mentre Apri gli occhi degli Ex.Wave andava in sottofondo, una potente melodia di viola e pianoforte, perfetta colonna sonora allo scorrere delle immagini di una storia d’amore, ma altrettanto perfetta per ricordare momenti che non saranno più e sognare sorrisi di una complicità finita.
Ho aspettato per poterti dire le cose che nell’attimo prima dell’addio sono rimaste bloccate, intrappolate nell’ingorgo delle infinite parole in un solo momento. E’ difficile che tu possa averle lette nei miei occhi, nello sguardo veloce e imbarazzato che mi hai dedicato prima di sbattere lo sportello, come se in quel momento fosse più facile fuggire che sostenerne il significato.
Ho aspettato. Invano.
Adesso non c’è più tempo per sognare, parlare, fare silenzio o semplicemente per averti accanto. Resta solo il tempo negato.

Adesso solo il buio della mia stanza conosce quelle parole.

mercoledì 13 ottobre 2010

PAOLO BENVEGNU'... un'introspezione da cui è difficile uscire!

Va bene, lo ammetto, non sono un esperto e ignoravo la sua esistenza, ma per sfortuna, senza troppa insistenza, mi è stato consigliato.
Le mie reazioni al primo ascolto si commentano da sole: “Ma che roba è questa? Un esperimento? La ricerca di una conciliazione tra scrittura e musica?” e “Testi alla Baudelaire, soft rock con orchestrazioni jazz… ci sento Fossati… Cohen… i Pearl Jam…”. Quindi: “Interessante, ma troppo difficile da ascoltare!”.
Poi, non so perché, viene la voglia di dargli un secondo ascolto, poi un terzo e cosi via… fino a quando ti trovi a consumare la solita traccia sull’Ipod per scoprire il significato di qualche passaggio del testo oppure per capire da dove viene quella sensazione che la musica ti lascia. Poi la curiosità fa il resto.

Benvegnù al Circolo degli Artisti, Roma
(Foto di Diletta Parlangeli)

 Il “ragazzo” calca la scena come solista a cinquantanni, "... per la legge della supposta!" come dichiara in una intervista (http://www.diparipasso.com), con Piccoli Fragilissimi Film (2004), dopo un trascorso come fondatore degli Scisma, band sperimentale alternative rock dal sound violento.  Questo esordio però stacca col passato, Benvegnù si crea un ambiente più dolce, si fa accompagnare anche da pianoforte, violoncello e contrabbasso, come se avesse realizzato che non occorre far rumore per farsi notare.
Le recensioni sono ottime e il pubblico del panorama indipendente è entusiasta.  Ma le soddisfazioni sono anche altre, Irene Grandi inserisce la sua E’ solo un sogno nell’album Prima di partire (2003), mentre Mina nel suo Caramella (2010) prende in prestito Io e te .
L’ecletticismo dell’artista si fa conoscere poi nel 2007, quando porta in scena negli appartamenti privati su richiesta fiction come Idraulici, Marinai e Camerieri, un surreale mix di cabaret in costume e musica.
L’attesa per il suo secondo capolavoro, Labbra (2008), viene fomentata da 14-19 (2007), un Ep contenente la bellissima Nel silenzio e prodotto dalla sua neonata etichetta “La Pioggia Dischi”, con cui continua a produrre artisti emergenti.
Poi è la volta di 500 (2008), un Ep molto particolare per i suoni decisi e per il modo di parlare d’amore, mentre nel 2009 partecipa al progetto degli Afterhours, Il paese è reale, nato dall’esigenza di promuovere le realtà indie rock della scena underground italiana, con la bellissima Io e il mio amore corredata da un testo così: “Svegliati, non hai mai fatto niente, e l’immagine di te che trovi interessante non ha mai vissuto nulla ed imprigiona il senso perché non sai decidere. Ne ho già visti come te stare in silenzio assenti fucilare gli innocenti e i propri comandanti, perché l’uomo prega Dio ma preferisce Giuda e muore senza vivere …. E hai paura. Di cosa hai paura? Se imprigioni i sentimenti a doppia serratura. Se ogni muro che protegge ti impedisce di vedere. Se poi non riesci a vivere. E non riesci a respirare, non ti riesci più a stupire, non hai nemmeno un sogno da poter nutrire. Se non vivi per paura di dover morire, perché non credi a niente.”
Nel 2010 Benvegnù raccoglie sedici tracce dal vivo in Dissolution, un romanzo musicale di formazione, come lui stesso lo definisce, dando sfogo alla sua innata teatralità e alla potenza delle sue interpretazioni, che unite alla sua enorme capacità di scrittura, irrompono in chi ascolta, trasformandogli la realtà e spingendolo alla riflessione da un punto di vista privilegiato.
Ogni minuto dedicato alla sua musica è un’introspezione, la sensazione è di camminare, in una sera fredda, lungo un bastione, con le mani intasca ed il bavero del giubbotto tirato su, non sai se per proteggerti da un’onda del mare che come sul bagnasciuga può cancellare il presunto coraggio trovato di prendere una decisione oppure se a protezione di chi ti circonda da un’imminente esplosione di mille dubbi ed una sola certezza, quella di non saper trovare il coraggio per quella decisione.
Ora capite il perché del “per sfortuna” d’inizio post, non è un refuso, ma un monito, una volta entrati nei suoi romanzi è impossibile uscirne. Se ve la sentite posso consigliarvi, oltre alle già evidenziate, anche La distanza, Catherine,  Il mare verticale,  Il nemico, Interno notte e poi… tutte le altre!

venerdì 1 ottobre 2010

RYAN ADAMS, LE TORRI E … IL CROLLO

Nel 2001, Ryan Adams pubblica Gold, il suo secondo album da solista.

Il 7 settembre 2001, Adams ha girato un video per la sua canzone, "New York, New York."

Avete dato un’occhiata al video? Lui canta "I still love you, though, New York" sullo shoreline di Brooklyn con, proprio al centro dell’inquadratura, le Torri Gemelle del World Trade Center sullo sfondo.

Quattro giorni prima della tragedia. Impressionante tempismo.

La sua carriera svolta, il video viene passato in continuazione nei giorni a seguire da MTV come slogan dell’orgoglio newyorkese.
Nel 2002, Adams è stato nominato per tre premi Grammy, "Miglior voce maschile rock" per New York New York; "Miglior album rock" per Gold; e "Miglior voce maschile country" per la cover di Hank Williams "Lovesick Blues".

Però!!! Quello che fino ad allora era “googolato” solo da chi ometteva la B del più famoso Bryan Adams, ex cantante dei Whiskeytown’s (dal 1995), poi solista con Hearthbreaker (2000), finalmente arriva all’apice del successo.

Ma non manca il ritorno con i piedi per terra… nel 2002 pubblica un poco originale Demolition, il declino continua con Rock N Roll (Lost Highway, 2003). Poi nel 2005 pubblica addirittura tre album, uno anche decente, Jacksonville City Nights, in collaborazione con I Cardinals, ma gli altri due superficiali, banali e incompleti…

Aveva fatto un fiore e ci ha… sopra!

Personalmente adoro di Adams “Come pick me up”, che vi consiglio per l’ascolto, e come colonna sonora dell’11 settembre 2001 preferisco, come gli Elio e le Storie Tese che hanno così aperto il loro concerto del 12 settembre al Palavobis di Milano, la cover più famosa di Hallelujah, quella di Jeff Buckley, forse più conosciuta dell'originale stessa scritta da Leonard Cohen.