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martedì 12 febbraio 2013

Un cappello pieno di ciliege di Orianna Fallaci

 



Niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione.
Perché la delusione è un dolore che deriva sempre da una speranza svanita, una sconfitta che nasce sempre da una fiducia tradita cioè dal voltafaccia di qualcuno o qualcosa in cui credevamo. E a subirla ti senti ingannato, beffato, umiliato. La vittima d’una ingiustizia che non t’aspettavi, d’un fallimento che non meritavi. Ti senti anche offeso, ridicolo, sicché a volte cerchi la vendetta. Scelta che può dare un po’ di sollievo, ammettiamolo, ma che di rado s’accompagna alla gioia e che spesso costa più del perdono.

martedì 10 aprile 2012

Be, have... behave!

Ridendo e scherzando, senza alcuna velleità, la mia mente mi ha messo di fronte ad un aspetto che ho paura faccia parte del mio carattere.
Durante una conversazione in inglese ho avuto difficoltà a trovare il verbo per tradurre "comportarsi"...  quando ormai non serviva più e credevo di essermi già dimenticato di questo dubbio, più precisamente già rilassato a letto, la mia mente se ne esce con un banalissimo "behave"... ma come fai a non ricordarlo! Più facile di così, è la composizione delle due parole più usate in tutte le lingue... essere e avere, to be e to have... ma certo, si sa che l'inglese è concreto, comportarsi cos'è se non un tendere all'essere o all'avere.

Nuda e inesperta come una bambina, la mia mente ha cominciato a filosofeggiare sul legame tra comportarsi, essere ed avere.

Ma certo, dai, pensa a una conversazione. Il tuo comportamento, le tue risposte, saranno sicuramente influenzate da chi e come sei se reagisci spontaneamente, altrettanto si può essere influenzati da quello che si ha o da cosa si vuole ottenere dalla conversazione.

Pensa alla conoscenza, alla cultura fine a se stessa, che ti appaga anche solo a livello mentale, come il piacere di un bel film o dell'ultima pagina di un libro, oppure pensa alla conoscenza come possesso di informazioni, utili per qualsiasi tipo di baratto o forma di marketing di se stessi.

Senza andare su banali diatribe politiche o altrettanto facili buonismi caritatevoli, a me interesserebbe capire come mi comporto, quanto il mio "avere", la mia avidità, la mia ricerca di autorità e ragione, la mia bramosia, il mio amore come oggetto e non come atto di amare influenzino il mio comportamento e mi portino lontano da chi sono, da mio "essere".

Davanti ad un bel fiore, come mi comporto? Sento la necessità di coglierlo per averlo e mostrarlo oppure resto in estatica osservazione per godermi quello spettacolo?

Un amore come lo vivo? In maniera condizionata, con gelosie e senso di possesso, oppure come vero e proprio atto d'amore, lasciando l'altra persona libera di essere e amando quello che è?

Ho letto che la propensione verso l'uno o l'altro dei due comportamenti nasce dentro di noi da neonati in maniera quasi casuale.

Se piangi perché hai fame e la pappa ritarda per futili motivi o piangi perché hai sonno e qualcuno col pretesto di calmarti non la smette di starti addosso, piano piano ti sposti verso l'"avere", verso il desiderare che non viene appagato subito. Nella vita quindi non amerai desiderare a lungo e cercherai di giungere in tempi brevi agli obiettivi e quindi ti coinvolgerai con persone che appagheranno velocemente le tue esigenze. Una volta soddisfatte però cercherai attivamente nuovi possessi, nuovi appagamenti.

Di contro, se la mamma ti porta la pappa quando non hai fame, ti costringe a mangiare, vengono violati i tuoi desideri, ottieni quello che non vuoi. Questo ti porterà ad amare il desiderare più che l'ottenere ed a raggiungere i tuoi obiettivi in tempi più lunghi. Quindi ti coinvolgerai con persone che non appagheranno le tue esigenze, e se verranno soddisfatte cercherai nuove fonti di desiderio in maniera passiva, lasciando che gli altri guidino il gioco per aumentare il desiderio il più possibile.
Ho paura a darmi una risposta anche se so benissimo verso cosa sono più orientato.


Spero davvero sia solo filosofia o psicologia spicciola, un esercizio quasi come la lettura di un oroscopo... perché guardarsi indietro fa male, avanti sempre peggio... non può essere tutto racchiuso in questi schemi, anche se ci guardi dentro e ti ci rivedi... è pura ipocondria...

Io lo so già che esiste qualcosa che mi riempie, che non mi fa sentire incompleto, che fa perdere di significato allla predominanza di desiderio o possesso... tutto sta nel riconoscerlo e nell'accettarlo.

Comunque domani faccio quattro urli alla mia mamma... tutta colpa sua!

sabato 14 gennaio 2012

Il cavallo di legno


Non ci sono spiragli, c'è poca luce, è inutile.
La mente focalizza sui dettagli e reinventa l'insieme.
Si concentra su una parola e riscrive l'intera pagina di un libro.
A cosa serve parlare se esiste un interpretare.
A cosa serve spiegare se non fa comodo capire.
A cosa serve provare se gli attori non sono pronti.
È inutile, tutto inutile.
Ogni gesto è solo un fotogramma di un film senza trama.

Non resta che scendere da questo cavallo di legno, stanotte nessuno raccoglierà chi si è perduto, sedersi sul muro e stare a guardare questo parco senza più cercare di capire.
Ho bisogno solo della mia Marlboro.

martedì 1 novembre 2011

Dedicata...

a noi che la mattina abbiamo bisogno di una danza maori per iniziare la giornata con un po' di grinta
a noi che ci vestiamo di nero per rispetto alla nostra sconfitta, non a quella dell'avversario come fanno gli All Blacks
a noi che aspettiamo che la musica tiri il filo giusto della marionetta che siamo diventati in balia di troppi padroni
a noi che viviamo il presente non vedendo l’ora che finisca, crediamo che il passato non conti e che il futuro... beh, godiamoci il presente perché c’è ben poco da sperare
a noi che ci sentiamo la somma di scelte sbagliate consapevoli che le lezioni si imparano sempre a posteriori, quindi non aiutino, e che crediamo che l’esperienza non è ciò che accade ad un uomo, ma ciò che ne fa di ciò che gli accade (Aldous Leonard Huxley dal film “A Single man “di Tom Ford)
a noi che ogni volta che troviamo qualcuno che ci ama vorremo cantargli alla Jim Morrison "Love me two times", ami per oggi e per domani, perché domani io non ci sarò, me ne sto andando, in guerra, con me stesso e con il mio carattere
a noi che ogni volta che investiamo su qualcuno ci troviamo riversi sull’asfalto ed è sempre più difficile rialzarsi, magari con in testa l’unico ritornello di “Karma Police” dei Radiohead che ci ricordiamo «… I lost myself… I lost myself… I lost myself…»
… e per te, che con il tuo passato troppo presente, che con i tuoi stupidi eccessi alla ricerca di considerazione e sicurezza che da solo non riesci a darti, non sei mai riuscito veramente a credere in…

Tempi Come Questi

Sono un'autostrada a una sola corsia
Sono quello che se ne va,
ma poi ti segue fino a casa
Sono un lampione che illumina
Sono una luce selvaggia che ti acceca col suo bagliore
e che brucia solitaria

E' in tempi come questi che impari a vivere di nuovo
E' in tempi come questi che dai e dai ancora
E' in tempi come questi che impari ad amare di nuovo
E' in tempi come questi che hai tempo ed altro tempo

Sono un nuovo giorno che nasce
Sono un cielo nuovissimo
a cui appendere le stelle stanotte
Sono indeciso,
rimango o me ne vado
e mi lascio tutto alle spalle?

E' in tempi come questi che impari a vivere di nuovo
E' in tempi come questi che dai e dai ancora
E' in tempi come questi che impari ad amare di nuovo
E' in tempi come questi che hai tempo ed altro tempo

domenica 26 dicembre 2010

Natale I

Il rosso del cruscotto e la musica rendono il rientro
un viaggio più mentale che di scorrimento.
Il pensiero resta su questa giornata, strana e profonda,
carica di affetti, ma genuina solo negli occhi impazienti dei bimbi.
Il pensiero va al libro che ho letto, fuori dal tempo, davanti al camino.
Unica cosa che ne ho tratto è stato un “Mah!” quando l’ho richiuso.
Il pensiero va ad un messaggio di auguri non ricevuto,
a qualche telefonata che mi ha fatto esistere
e al dono senza ricompensa che uno sconosciuto ci ha fatto.
Tutto normale, tutto semplice eppure quest’anno sentito,
nel bene e nel male, e sono felice, felice di queste emozioni.
Finalmente ho smesso di rispondere alla mia immagine,
nel senso di res pondere, ovvero di sentire il peso delle cose,
di farmi imprigionare dal loro senso senza goderle.
Una seconda possibilità che l’ottusità del mio sono così
non è riuscita a portarmi via.

giovedì 9 dicembre 2010

Qui ed ora... promemoria per me stesso.

Nel Buddhismo “qui ed ora” significa vivere ciascuna azione e ciascuna situazione con la massima pienezza ed intensità, unitamente alla massima consapevolezza delle proprie sensazioni interiori.

Vivere qui e ora rappresenta la chiave per una vita attiva, poiché solamente in questo preciso istante possiamo fare qualcosa e quindi essere attivi. La maggior parte di noi, ad esempio, vive la propria giornata scandita dall’orologio. Lo tiene costantemente sott’occhio ed è sempre altrove a rincorrere mentalmente appuntamenti o scadenze, con il pensiero, quindi, ovunque eccetto che in se stessi. Oppure, ancora, aspetta che una situazione o uno stato d’animo si risolvano, maltrattando ciò che accade nel frattempo.
Certo, bisogna pur pianificare, raggiungere obiettivi o dare tempo a noi stessi di somatizzare certi accadimenti, ma il punto sta nel rendersi consapevoli del fatto di essere qui ed ora, indipendentemente da ciò che stiamo facendo o di dove ci troviamo. Se mangiamo, mangiamo. Se corriamo, corriamo. Se abbiamo dolori, soffriamo. E se siamo felici, allora siamo felici. Seguendo questo principio saremo in grado di accettare qualunque cosa ci accada.
Diciamo semplicemente “Sì” all’esperienza che stiamo facendo. Nel momento in cui lo facciamo, rimaniamo nel presente, completamente. Ora possiamo decidere consapevolmente cosa fare.
Spesso noi (ma forse sarebbe meglio un io) soffriamo per le cose che abbiamo fatto o che non avremmo dovuto fare, per parole non dette o per situazioni non vissute come si sarebbe voluto. Il rischio è quello di diventare ossessionati perché una volta che cominciamo a ricordare i nostri errori si crea tutto uno stato d’animo. Tutti i momenti colpevoli del passato possono tornare a galla e rovinare la nostra vita presente. In poche parole ci costruiamo da soli un vero insopportabile inferno.
Dire “è così” significa solo ricordare a se stessi di vedere questo momento così com’è.  “Questo è un ricordo.” è una affermazione corretta. Non è una rimozione del pensiero, non lo si giudica ne lo si condanna, ma non lo si sta più considerando con attaccamento personale. I ricordi, se visti chiaramente, non hanno essenza. Si dissolvono nell’aria.
“Provate a ricordare una vostra colpa e mantenete il ricordo deliberatamente. Pensate a qualche cosa di terribile che avete fatto in passato, e poi stabilite di tenerlo nella vostra coscienza per cinque minuti. Cercando di continuare a pensarci, scoprirete quanto è difficile da trattenere. Ma quando quello stesso ricordo sorge e voi gli opponete resistenza, ci sguazzate dentro o ci credete, allora può accompagnarvi per tutta la giornata.”[1]
Ogni volta che siete consapevoli di quello che state pensando, state facendo esperienza. All’inizio può sembrare che emozioni e desideri siano più forti, che la semplice consapevolezza sia impossibile. Si possono avere soltanto pochi brevi momenti di consapevolezza e poi si torna di nuovo nella tempesta che imperversa. Può sembrare senza speranza, ma non lo è, più la si mette alla prova e gli si da fiducia, più diventa stabile e troverete che la vostra vera forza è in questo, non nel controllo dell’oceano, delle onde, dei cicloni e degli tsunami e di tutto il resto che comunque è impossibile per voi controllare.
In conclusione:
-          Evitiamo di vivere nel passato. Pensiamo a cose passate che secondo noi sono rimaste inconcluse. I nostri pensieri tornano ripetutamente indietro nel tempo per produrre pensieri del tipo: “se solo avessi fatto…” oppure ci sentiamo colpevoli per qualcosa che non possiamo più cambiare. Ciò che è stato è stato: il passato è irrimediabilmente trascorso e non lo possiamo cambiare, neppure in minima parte. Qui e ora possiamo però imparare dal passato, perdonare noi stessi e gli altri, chiudere con i fantasmi del passato, sentirci ricchi e soddisfatti per ciò che nel passato abbiamo fatto, vissuto e imparato.
-          Evitiamo di vivere nel futuro. Anche chi si focalizza costantemente sul futuro non vive nel presente. Chi guarda troppo avanti tende continuamente a preoccuparsi e a pensare: “che cosa farò se succede questo o quell’altro?” In sostanza ci si ritrova a non godersi la vita adesso. E’ pur vero che di tanto in tanto è importante guardare al futuro per dare una certa impostazione al proprio percorso e decidere in quale direzione andare. Porsi degli obiettivi personali è un passo molto importante per vivere in modo consapevole ed apprezzabile.
-          Vivere oggi, vivere ora!  “Inspirare” la vita e cercare di percepire con tutti i nostri sensi cosa vuol dire vivere adesso. Vivere in un modo che ci impedisca di dover rimpiangere qualcosa di intentato, realizziamo i nostri sogni e concludiamo ciò che è in sospeso. Viviamo l’oggi dopo aver fatto pace con il nostro passato e facciamo tesoro di ogni esperienza.[2]
Magari a qualcuno questa riflessione è utile come lo è adesso per me.


[1] Presenza nel Qui ed Ora del venerabile Ajahn Sumedho
[2] Vivere qui e ora, Creativ Power